La crisi del settore di macellazione umbro

Dal piano zootecnico della Regione Umbria, vengono segnalati 18 mattatoi dislocati spesso in ambiti territoriali ravvicinati, con un volume di macellazione che, in conseguenza della crisi del settore zootecnico, è andato diminuendo negli ultimi anni. La diffusa localizzazione sul territorio degli impianti di macellazione, se da un lato svolge una efficace azione dal punto di vista sociale garantendo un servizio di prossimità per gli allevatori, dall’altro rischia di non offrire servizi adeguati di lavorazione e logistica alle più moderne strutture di distribuzione. Inoltre, tale situazione aggrava la progressiva sottoutilizzazione degli impianti con la conseguente insostenibilità dei costi fissi di gestione.

Nel settore suinicolo in particolare, molti capi vengono macellati fuori Regione a causa della larga diffusione dei contratti di soccida. Nel settore dell’allevamento bovino, in particolare nei circuiti qualificati come il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP si sta assistendo sempre più ad una macellazione extraregionale dovuta alle difficoltà di mettere in rete produttori, logistica dei trasporti del vivo e delle carcasse, mattatoi e la loro opportunità di essere accreditati dai circuiti della GDO. Oggi la filiera di macellazione è a rischio di sostenibilità economica e molti mattatoi rischiano di chiudere a breve.

Per questo, investito di tale problematica sabato 18 febbraio ho organizzato in incontro al quale ne seguirà un’altro il 24 marzo. Obiettivo individuare insieme le criticità e collaborare con tutti gli attori (allevatori, associazioni, veterinari, organi di controllo, regione e comuni) al fine di individuare un percorso per far rilanciare il settore e non permettere quindi che gli allevatori (a breve) non sappiano più a chi rivolgersi.

Le criticità emerse da questo primo incontro riguardano principalmente:

  1. elevati costi fissi di gestione dei macelli ( a fronte della spesso esigua consistenza delle commesse);

  2. numero eccessivo di strutture ( spesso obsolete e quindi non competitive ) dislocate sul territorio regionale;

  3. scarsa o nulla sinergia tra gli operatori della filiera per cui la macellazione appare, erroneamente, un anello isolato sia dall’allevamento che dalla trasformazione e distribuzione;

  4. mancanza, all’interno dei macelli, di strutture dedicate al sezionamento e alla prima lavorazione del prodotto;

  5. carenza di strategie di gestione dei sottoprodotti della lavorazione ( che sono potenzialmente una risorsa).

Si è convenuto pertanto di lavorare (nei termini e con modalità da decidere) per il conseguimento dei seguenti obiettivi (indicativi):

  1. Razionalizzazione della rete dei macelli: concentrare le attività di macellazione in un numero limitato di mattatoi dotati di impianti innovativi ( sezionamento e lavorazione) e altamente specializzati per la fornitura di servizi ( compreso aspetto logistica), per la tracciabilità e l’accreditamento ai circuiti nazionali GDO;

  2. Potenziamento e riqualificazione della filiera: aumentare le sinergie tra gli operatori interessati ( allevatori, macellatori e distributori) anche al fine di evitare la macellazione extraregionale e sviluppare politiche di marchio e di marketing in grado di valorizzare i prodotti locali e creare economie di scala.

Preoccupazione è stata espressa per la possibile carenza, in futuro, degli organici relativi ai medici veterinari incaricati di svolgere la sorveglianza sanitaria all’interno dei macelli con conseguente contrazione degli orari di attività degli impianti e per la mancata inclusione della regione Umbria nella macroregione del nord relativamente alla abilitazione all’esportazione nei Paesi terzi ( aspetto tuttavia che riguarda, più che la gestione dei macelli, le relazioni politico-istituzionali a livello regionale/statale).

Seguiranno aggiornamenti.

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