Dedico questo articolo ai miei studenti che mi hanno chiesto che cosa sia il PIL e perché sia così importante.
Prima di tutto dobbiamo fare una distinzione tra microeconomia e macroeconomia. La prima studia il comportamento dei singoli soggetti economici: imprese, famiglie, prezzi, costi di produzione, mercati. La seconda, invece, analizza i fenomeni economici nel loro insieme: la produzione totale di un Paese, il livello dell’occupazione, l’andamento generale dei prezzi, la crescita economica. È in questo ambito che assume un ruolo centrale il Prodotto Interno Lordo, per gli amici PIL.
Il PIL rappresenta il valore complessivo dei beni e dei servizi finali prodotti all’interno di un Paese in un determinato periodo di tempo, solitamente un anno. I beni e servizi sono valutati ai prezzi di mercato. Esistono diversi metodi per calcolarlo, ma il più utilizzato nei manuali scolastici è quello della spesa:
PIL=C+G+I+(X−M)
dove:
C = consumi privati (spesa delle famiglie per beni come pane, pasta, vestiti, servizi, ecc.); G = spesa pubblica (servizi pubblici, stipendi dei dipendenti statali, investimenti pubblici); I = investimenti (impianti, macchinari, costruzioni, infrastrutture); X = esportazioni e M = importazioni. Le importazioni vengono sottratte perché rappresentano beni prodotti all’estero e quindi non fanno parte della produzione interna.
Il PIL misura la produzione realizzata all’interno del territorio di un Paese. Se al PIL aggiungiamo i redditi netti dall’estero (redditi percepiti da cittadini o imprese nazionali all’estero meno quelli pagati a soggetti stranieri), otteniamo il Reddito Nazionale Lordo (RNL), in passato chiamato Prodotto Nazionale Lordo (PNL).
RNL = PIL+Redditi netti estero.
Se dal Reddito Nazionale Lordo sottraiamo gli ammortamenti (cioè il deprezzamento dei macchinari e delle strutture produttive), otteniamo il Reddito Nazionale Netto (RNN). Da qui si possono calcolare altre grandezze.
Il Reddito Personale tiene conto dei trasferimenti alle famiglie (pensioni, sussidi) e sottrae alcune componenti come utili non distribuiti e contributi sociali.
Il Reddito Personale Disponibile si ottiene sottraendo le imposte dirette: è la somma effettivamente disponibile per consumi e risparmio.
Se dividiamo il PIL per il numero di abitanti otteniamo il PIL pro capite, un indicatore utile per confrontare il livello medio di ricchezza tra Paesi diversi. In Italia, nel 2025, il PIL pro capite è stimato intorno ai 37.000–38.000 euro annui (dato nominale), un valore vicino alla media dell’Unione Europea. Va però ricordato che si tratta di una media: le differenze territoriali sono molto ampie e il reddito disponibile delle famiglie varia significativamente tra Nord e Sud. Inoltre, il PIL pro capite può aumentare anche se la popolazione diminuisce: per questo motivo è importante interpretare sempre i dati con attenzione. Guardando invece al reddito disponibile netto delle famiglie in Italia vi propongo un grafico non aggiornatissimo.

PIL e Reddito Nazionale non sono la stessa cosa, ma sono legati da un rapporto fondamentale: il reddito nasce dalla produzione. Se il PIL non cresce, nel lungo periodo è difficile che aumenti il reddito reale pro capite, cioè il potere d’acquisto medio delle persone. Senza crescita economica, eventuali aumenti nominali dei redditi rischiano di essere assorbiti dall’inflazione o di tradursi in maggiore debito pubblico.
Se allarghiamo lo sguardo, si prevede che nel 2026 il 60% della crescita economica globale sarà generato in Asia, il 10% negli Stati Uniti e un altro 10% in Europa. Non è difficile prevedere che il quadro che ne emerge è inequivocabile: il mondo sta cambiando rapidamente, e le potenze dominanti dei secoli XIX e XX stanno velocemente scivolando ai margini, trasformandosi da centri di cultura, scienza ed economia in periferie depresse.
Questo processo è particolarmente evidente in Europa, dove ormai sono lampanti i problemi legati a bilanci pubblici insostenibili, sistemi sociali al collasso, insicurezza crescente e crisi demografica. Ogni anno questo cumulo di difficoltà si ingrandisce, privando la regione della capacità di mobilitare risorse per il futuro ma.