Bolletta elettrica: gli oneri di sistema

La voce “spesa per oneri di sistema” è una delle voci, che siamo ormai abituati a trovare nella prima pagina della bolletta Enel per l’elettricità.  Poichè rappresenta una parte consistente del totale in bolletta, è naturale per l’utente chiedersi cosa vuol dire Oneri di Sistema, cosa significa in concreto questa voce, quanto e come incide sul totale da pagare, a che tipo di costi si riferisce e in definitiva dove vanno a finire i soldi pagati.

Visto che ultimamente se ne è parlato, anche in modo poco approfondito, voglio condividere con voi informazioni forse poco note.

La bolletta elettrica è composta da tre componenti: energia, rete e oneri di sistema. La componente energia in Italia è superiore alla media Europea a causa del mix di generazione, particolarmente spostato su tecnologie meno inqunanti ma anche più costose come il gas che come sappiamo costa meno del carbone.

La componente di rete, a copertura dei costi del servizio di trasmissione, distribuzione e misura, è invece fra le più basse a livello Europeo anche grazie alle importanti efficienze di costo realizzate in questi anni nel settore della distribuzione (Terna).

Gli oneri di sistema sono volti a finanziare attività di interesse generale quali, in primis, gli incentivi alle fonti rinnovabili, la ricerca di sistema ed il decommissioning del nucleare ed hanno subito un importante incremento negli ultimi anni. La componente più consistente degli oneri di sistemi è la A3, ovvero quella riservata alla copertura degli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate; oltre queste vengono incluse anche le voci A2 (oneri legati alle attività di smantellamento delle centrali nucleari), A4 (agevolazioni per il settore ferroviario), A5 (ricerca di sistema), Ae (agevolazioni alle industrie energivore), As: oneri per il bonus elettrico (per isee inferiore agli 8000 e/anno).

Nell’ambito della riforma tariffaria dei clienti domestici del 2015, l’Autorità ha introdotto la differenziazione tariffaria (per gli oneri di sistema) fra residenti e non residenti per cui a parità di componente variabile degli oneri di sistema, i non residenti (seconde case) sostengono anche una componente fissa indipendente dal consumo (novità ha generato molti reclami). Quest’ultimi infatti pagano oltre 200 €/anno di quote fisse che sono ben evidenti nei mesi senza consumo. In pratica chi ha la seconda casa paga di più come si evince dalla figura sottostante.

Ovviamente abbassando la “quota fissa” per le seconde case, automaticamente si incrementerebbe il costo per le prime case; un altro intervento per abbassare tale oneri è togliere gli incentivi al fotovoltaico (anche se nel tempo la componente diminuisce). Personalmente non so se è la scelta migliore. In molti ad oggi hanno detto che si deve abbassare tale “voce” ma, ancora non ho letto proposte.

Nota: l’energia non viene prodotta solo da Enel (23% della proprietà è del Ministero del Tesoro), la distribuzione dell’alta tensione è gestita da Terna, la distribuzione della bassa e media tensione in parte è in gestione ad una partecipata da Enel.

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