La lotta alla plastica ci puo’ portare 200milioni di introiti

Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato in via definitiva la legge che era stata proposta dal Parlamento europeo per vietare, a partire dal 2021, la vendita di alcuni prodotti di plastica monouso come posate, piatti, cannucce, cotton fioc e bastoncini di plastica per palloncini.

Il Consiglio chiede anche che i singoli stati nazionali si impegnino a ridurre l’uso degli altri prodotti in plastica e che i produttori rispettino le direttive per lo smaltimento dei rifiuti: inoltre, è stato stabilito che entro il 2029 dovrà essere raccolto il 90 per cento delle bottigliette di plastica; entro il 2025 dovranno essere composte per il 25 per cento di materiale riciclato, e per il 30 per cento entro il 2030.

La messa al bando della plastica usa e getta è di certo una buona notizia, ma occorre fare di più! Ad esempio, se applicassimo in Italia un ‘prelievo ambientale’ su ogni contenitore in plastica sotto i 5 litri di 2 centesimi al pezzo avremmo un gettito di oltre 200 milioni di euro all’anno perché solo di bottiglie ne utilizziamo oltre 11milairdi. Queste risorse potrebbero essere destinati alla creazione di contenitori ecologici, al recupero della plastica nei nostri mari o ad altre finalità sociali. Ciò avrebbe anche un’alta valenza educativa: no alla plastica perché nuoce all’ambiente.

Basti sapere che la sola Unione europea produce circa 26 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica all’anno, di cui solo il 30 per cento al momento è riciclabile, e di questi finiscono nel mare tra le 150 mila e le 500 mila tonnellate: sulle spiagge europee l’80-85 per cento dei rifiuti è plastica e, per la maggior parte, sono prodotti usa e getta. Per aver un’idea più chiara di cosa significhi è, più o meno, come se ogni anno 66 mila camion della spazzatura gettassero i loro carichi direttamente in mare. Nel frattempo visto che ci vorranno ancora due anni prima dell’entrata in vigore, possiamo comunque evitare di acquistare stoviglie e oggetti in plastica monouso, preferendo alternative biodegradabili o riutilizzabili”.

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