La “tracciabilità”, un percorso lungo anni.

Cos’è la tracciabilità? Come nasce? Quanto è importante per il sistema agricolo? Con questo post voglio raccontare una storia che comincia ma che ancora non è finita.

Lo stretto legame tra fase agricola della produzione e sicurezza degli alimenti nasce con la definizione di impresa alimentare quale soggetto che svolge una o più attività connesse ad una o più fasi di produzione, trasformazione e distribuzione degli alimenti. E’ nel 1993 con l’adozione della Direttiva n. 43/93 che in Europa è stato introdotto il sistema HACCP per assicurare regole uniformi di igiene degli alimenti, perseguendo gli obiettivi dell’art. 100/A del Trattato CE  tra i quali una sicura e libera circolazione dei prodotti alimentari come misura essenziale per il completamento del mercato unico.

Il ricorso all’autocontrollo nel settore alimentare ha costituito per l’Italia un elemento di grande originalità, rispetto all’impostazione tradizionale precedente che si basava su una sfiducia reciproca tra ufficiale sanitario e produttore alimentare. Da notare, però, che la fase agricola resta ancora fuori dai controlli e autocontrolli (raccolta, macellazione e mungitura), la cui applicazione è prevista solo per le successive fasi di trasformazione, trasporto e confezionamento.

Il quadro poi si modifica nella seconda metà del ’90 in ragione delle crisi di sicurezza alimentare, in particolar modo quella dei polli alla diossina e della BSE. Quest’ultima sicuramente più grave, diffonde una sensazione di grande insicurezza fra i consumatori e la Comunità Europea decide di intervenire con nuovi sistemi di filiera. Nel 1997 viene adottato il Regolamento  (CE) n.820/97 del Consiglio (seguito dal n. 1760/2000 del Parlamento europeo e del Consiglio) con il quale si introduce un termine giuridico nuovo: la tracciabilità di prodotto.

La tracciabilità in quanto tale non costituisce una misura igienico-sanitaria, ma si caratterizza come elemento che valorizza l’autocontrollo. Nella “carne bovina” l’intero percorso, dalla produzione alla macellazione, viene documentato, fino al consumo finale. Il Regolamento citato introduce pertanto una disciplina innovativa che parte dalla produzione e arriva al prodotto alimentare, passando dalla trasformazione con lo scopo di prevenire e gestire il rischio. Si tratta di una disposizione  che anche la Corte di Giustizia UE nel 2000 riconosce come non lesiva del libero commercio. Da questo momento anche la “fase agricola” entra a pieno titolo nel sistema dei controlli di filiera.

Successivamente, con il Regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio,  viene definita, all’art. 3, la rintracciabilità, intesa come la possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un alimento, di un mangime, di un animale destinato alla produzione alimentare o altra sostanza destinata ad un percorso alimentare. Anche nel Regolamento (CE) n.1830/2003 si parla di tracciabilità (intesa come rintracciabilità) per quanto riguarda gli alimento contenenti OGM.

Troviamo ulteriore base giuridica di questa linea tendente a valorizzare la tracciabilità anche in altre fonti: si pensi alle “misure nei settori veterinari e fitosanitari il cui fine primario sia la protezione della sanità pubblica” all’art. 37 della PAC (Politica Agricola Comune), all’art. 95 del Regolamento sul funzionamento del mercato interno, nell’art. 133 della politica commerciale comune . E’ inoltre interessante ricordare che all’art.9 del Regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio che «I cittadini sono consultati in maniera aperta e trasparente, direttamente o attraverso organi rappresentativi, nel corso dell’elaborazione, della valutazione e della revisione della legislazione alimentare, a meno che l’urgenza della questione non lo permetta». Con questa norma gli stati membri, nell’adottare norme in campo alimentare, sono tenuti ad aprire un ampio confronto pubblico, tenendo anche conto, quanto al nostro ordinamento, di quanto prevede l’art. 117 della Costituzione al comma 1: La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

A fine del 2000, viene presentato il Libro Bianco sulla Sicurezza Alimentare; segue il Regolamento n. 178/2002 già citato e infine una serie di regolamenti comunemente designati come “pacchetto igiene”: il n. 852, 853 e 854 del 2004. Successivamente il Regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio che disciplina il “sistema ufficiale dei controlli” che poi sarà aggiornato dal Regolamento (UE) n. 625/2017 del Parlamento europeo e del Consiglio sui “controlli ufficiali”, che in un unico testo vuole raccogliere tutte le disposizioni sui controlli. Da ricordare anche il Regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio sui controlli delle denominazioni di origine. In sintesi dopo il pacchetto igiene, l’intera filiera agroalimentare è investita da controlli con differenti finalità e coinvolgenti la commercializzazione e la produzione: è evidente che ciò comporti un incremento di costi per l’azienda.

In Italia, il 21 agosto 2014, entra in vigore un pacchetto di Misure per la sicurezza alimentare della Mozzarella di Bufala Campana DOP (DL 24/06/2014 n.91) con il quale gli allevatori bufalini devono comunicare alla piattaforma informatica del SIAN i quantitativi giornalieri di latte e a chi è conferito mentre i trasformatori il latte acquistato compresi i semilavorati  e da quali soggetti, nonché le quantità prodotte di mozzarella DOP e non compresi i semilavorati e latte congelato. Analoghi obblighi anche agli intermediari.

Sempre in Italia, unico nel suo genere, il 1 gennaio 2018 nasce Cantina Italia, la piattaforma gestita dall’ICQRF per il monitoraggio di vini, mosti e denominazioni aggiornato ogni 15 giorni. Sempre l’ICRF dal 15 settembre 2018 pubblica con Frantoio Italia anche i dati delle giacenze di olio detenuti.

Come potete vedere nel tempo sono stati fatti passi da gigante nel senso della tracciabilità e sicurezza alimentare; tracciare tutto sarebbe auspicabile ma non certo semplicissimo ed economico. Per il futuro pertanto stiamo provando a tracciare il latte ovi-caprino, similmente il latte di bufala, dopo la “crisi del prezzo del latte in Sardegna”.

 

 

 

 

 

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