Nocciole: visita all’impianto sperimentale dell’Università

Il recente rilancio mondiale del nocciolo ha potuto contare molto sulla spinta proveniente dall’industria dolciaria e dalle recenti scoperte salutistiche. E, di pari passo, è andato crescendo l’interesse da parte dei produttori, che vedono in questa coltura un’interessante opportunità di reddito. 

Per questo con la collega Chiara Gagnarli, siamo andati in visita presso il laboratorio di Scienze Agrarie di Perugia, in cui si coltiva una nuova varietà di nocciola. Abbiamo accolto con piacere l’invito da parte della prof. ssa Farinelli e del prof. Brunettidi poter far visita ai noccioleti sperimentali della cosiddetta Tonda Francescana, un incrocio tra la Giffoni e la Romana: si tratta di una qualità adatta alle nostre zone, sia per resistenza che produttività, protetta da brevetto europeo, che sta suscitando sempre più l’interesse anche da aziende leader nella lavorazione di nocciole.

Oggi, la facoltà di Agraria vanta 50 anni di esperienza sulle tecniche culturali, sugli incroci e sulle varietà, con un grande know how per ciò che concerne gli impianti, perché ogni zona è diversa dall’altra e le cultivar non vanno bene ovunque: ad esempio, la Tonda delle Langhe da noi stenta perché non ci sono gli impollinatori, oppure le varietà turche non vanno bene perché vanno raccolte a mano e in Italia i costi sarebbero improponibili. Presso la facoltà di Agraria stanno sviluppando anche la tecnica dell’innesto su un ‘piede turco’, per evitare la produzione di polloni che in campo annualmente andrebbero tolti, con il conseguente calo dei costi di gestione. Un campo ancora da esplorare è la ‘riproduzione’ di questo portainnesto che rappresenta il futuro della corilicoltura, settore che oltretutto necessita di finanziamenti perché di grande interesse economico.

L’ impulso positivo per la coltivazione del nocciolo sta generando una forte domanda, ma l’offerta al momento è ancora insufficiente a coprirne il fabbisogno. Come opportunità è ottima, ma è bene andarci con i piedi di piombo. Per questo mi appello ai coltivatori: prima di investire, consiglio di chiedere un parere alle università, perché sono tante le cose da sapere e da fare poiché, prima di vedere qualche soldo, passano almeno 7-8 anni. Sicuramente la corilicoltura rappresenta una buona opportunità per il futuro e una valida alternativa alle colture che non generano interessanti redditi, come quello del nocciolo.

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