Invasione cinghiali in Umbria. La Regione deve intervenire per evitare i danni all’agricoltura

Le problematiche legate alla presenza eccessiva della specie cinghiale in Umbria, come in altre regioni del centro Italia, sono da ricercare nell’assenza di provvedimenti volti a ridurre realmente il fenomeno.

Come denunciato attraverso gli organi di stampa dagli agricoltori, la situazione legata alla crescente esistenza di cinghiali nei territori della nostra regione è divenuta insostenibile. Un elemento che incide negativamente sull’attività agricola, sull’ambiente, in particolare sul sottobosco, ma anche sulla sicurezza dei cittadini: basti pensare agli incidenti stradali o all’approssimarsi di questi animali ai centri abitati.

Questa condizione si è venuta a creare poiché il cinghiale autoctono, di piccola taglia, è stato soppiantato da esemplari introdotti esclusivamente per motivi venatori, provenienti dall’Est Europeo: una specie invasiva ed aliena che è entrata in competizione delle stesse risorse alimentari e del territorio, facendo scomparire il nostro ‘piccolo maremmano’.

Credo sia mio dovere, in qualità di parlamentare della Repubblica Italiana, eletto nella circoscrizione umbra, acquisire tutte le notizie sulla situazione reale al fine, non solo di poter esprimere un giudizio politico ponderato, ma anche di poter contribuire, nell’ambito delle mie competenze, alla risoluzione del fenomeno.

A tale proposito, dietro sollecitazione di alcuni coltivatori esasperati, ho scritto all’assessore della Regione Umbria e al dirigente del servizio Foreste e sistemi naturalistici, per richiedere il quadro attuale della situazione, ed in particolare:

  • il numero dei cacciatori che esercitano la caccia in battuta e quello delle squadre;
  • il numero dei capi abbattuti nell’ultimo triennio;
  • quale sia la presenza stimata del cinghiale in Umbria e quale quella potenziale;
  • i danni della specie al patrimonio agroforestale, nonché i danni causati da incidenti stradali e le modalità di rimborso;
  • le ragioni per cui il regolamento regionale, che modifica ulteriormente quello concernente il ‘Prelievo venatorio della specie cinghiale’, sia rimasto del tutto inapplicato con il rinvio delle norme più importanti per ben due anni, e che di fatto ha portato alla sua completa inefficacia.

Per ottenere riduzioni consistenti delle popolazioni di cinghiale  lo strumento più efficace è sicuramente quello delle catture, un’attività poco invasiva che non crea particolari problemi alle altre specie. Il cinghiale ha grandi capacità di accrescimento numerico e, in habitat favorevoli come quello umbro, questa prerogativa è molto accentuata. La semplificazione degli ecosistemi e la scarsa presenza di predatori ne favorisce la produttività e l’espansione.

È chiaro che, con questo quadro, i danni all’agricoltura e gli oneri a carico delle amministrazioni per gli indennizzi, non possono che avere un peso molto importante. Auspico che le mie richieste non rimangano inascoltate e che si provveda quanto prima a fissare un incontro con le parti interessate, al fine di evitare ulteriori ripercussioni di tipo sociale ed economico sul territorio umbro.

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