La politica estera? E’ ora di cambiare paradigma

Ogni giorno i partiti ci attaccano per la nostra posizione nel contesto internazionale. Da chi ha avallato il programma F-35, da chi ha avallato l’assurdo bombardamento di Belgrado, da chi ha avallato la guerra in Afghanistan e da chi si è calato le braghe di fronte a Sarkozy per l’intervento in Libia non accetteremo mai lezioni.

Troppo stesso qualcuno si dimentica, stampa compresa, della storia o forse l’amnesia è strumentale. Nel 1983 Donald Rumsfeld venne inviato dal Presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, a Baghdad ad incontrare Saddam Hussein. Gli USA allora sostenevano militarmente l’Iraq in chiave anti Iran. Saddam era già un dittatore, ma evidentemente non era ancora un dittatore nemico dell’Occidente. Nel 2009, Gheddafi viene ricevuto al Quirinale, dall’ex Presidente Giorgio Napolitano. Nel 2010, l’ex Premier Berlusconi gli baciò la mano a Gheddafi. All’epoca, Ministro Alfano, lei era Ministro della Giustizia e Gheddafi era già un dittatore, ma evidentemente anche lui non era ancora un dittatore nemico dell’Occidente. Sempre nel 2010, e sempre l’ex Presidente Napolitano, incontrò a Damasco proprio Assad e lo definì: esempio di laicità e difensore delle libertà; Assad era già un dittatore, ma evidentemente era un dittatore amico dell’Occidente, o del Governo italiano, o di Napolitano stesso.

Guardando questi ultimi trent’anni di ingiustizie, di guerre, di invasioni mascherate da missioni di pace, di orrendi attentati terroristici, di bombe intelligenti che intelligentemente però uccidono donne e bambini, di armi chimiche vendute o usate, l’impressione che si ha, è che per i potenti della terra non siano un problema i dittatori in sé, al contrario i dittatori diventano un problema quando smettono di avallare i progetti dell’imprese petrolifere, quando smettono di fare affari con i Paesi occidentali, quando decidono di bloccare un gasdotto nel loro Paese. Quando smettono di trattare con l’Occidente diventano un pericolo, perché fino a che sono disposti a fare affari con le più grandi imprese della terra, e nonostante innumerevoli azioni liberticide o violazioni dei diritti umani, va tutto bene.

Sia chiaro, il Movimento condanna qualsiasi attentato. Per noi, i dittatori sono sempre dittatori e sono sempre, dovunque essi siano e con chiunque essi trattino, un pericolo per la libertà dei popoli. Ma è diritto, anzi dovere di quei popoli stessi destituirli, non delle bombe straniere, altrimenti le condizioni che si creano sono ancora peggiori e i fatti lo dimostrano.

Iraq, Afghanistan, Libia. Il dopo è stato peggio del prima. Come ha detto Papa Bergoglio, oggi la terza guerra mondiale è a pezzetti. Navi da guerra, russe o americane, scorrazzano nel Mediterraneo, il nostro mare; vi sta bene tutto questo? A noi, no. Oggi le Nazioni Unite dimostrano la loro totale inconsistenza; vi sta bene tutto questo? A noi, no. L’Italia un Paese che per due volte con un referendum popolare ha rifiutato il nucleare, che ha firmato e ratificato il Trattato di non proliferazione nucleare oggi è pieno zeppo di ordigni nucleari sotto le nostre case; questo a voi sta bene? A noi, no.

Oggi la NATO, alleanza nata a scopo difensivo, che si è trasformata in uno strumento di aggressione, evidentemente a voi sta bene; a noi, no! L’Italia è un piccolo ma grande Paese, che può giocare un ruolo decisivo nella difficilissima costruzione della pace e del disarmo globale. Possiamo essere un ponte con la parte est del globo, ma per avvallare altre politiche l’Italia è stata sempre limitata sia sul piano produttivo che economico e politico e occorre cambiare strada. Basta guardare le stupide sanzioni europee alla Russia che hanno provocato una perdita di svariati miliardi di euro per il nostro made in Italy e di pari passo l’accordo sui migranti firmato con il premier turco Erdogan un altro rais, un altro dittatore, ma un altro di quei dittatori che evidentemente ancora vi sta bene perché ancora utile all’Occidente.

L’Italia deve mantenere solide relazioni con gli Stati Uniti d’America, se possibile aumentarne di qualità e quantità, ma essere alleati non significa essere sudditi. Trump fino alla settimana scorsa era criticato, a volte più che ragionevolmente, da più parti, poi è bastato un bombardamento deciso per renderlo simpatico a guerrafondai.

Costruire la pace è un percorso immensamente più difficile che schiacciare un bottone e inviare qualche dozzina di missili, ma è un percorso che va fatto, che noi siamo pronti a fare. Il popolo sovrano che non vuole la guerra, ma vuole che la politica vinca la guerra che abbiamo in casa ogni giorno che si chiama mafia, disoccupazione, ingiustizia sociale. Fin quando non sarà cambiato il modo di fare le cose, “puntare il dito” a questo o quello è solo ipocrisia.

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