RAPPORTO SALUTE MENTALE. La regione Umbria deve rispettare le quote minime previste

Per la Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP), la recente pubblicazione del Rapporto Salute Mentale del Ministero della Salute, confermerebbe il ruolo sempre più marginale assegnato alle attività psichiatriche nelle Regioni italiane.

Il SIEP ha riscontrato un’insufficienza di investimenti finanziari per la Salute Mentale, diffusa in 18 regioni su 20. In particolare, è emerso che la percentuale della spesa sanitaria dedicata alla salute mentale è pari al 3,49 per cento, lontano quindi dalla soglia minima del 5 per cento cui si erano impegnate le Regioni con un documento sottoscritto all’unanimità il 18 gennaio 2001. Al di sopra della soglia del 5 per cento si trovano solo le PA di Trento e Bolzano.

Il dato più allarmante emerge dall’analisi dei costi per Livello di Assistenza: l’Umbria è ferma al 4,6 per cento mentre, al di sotto del 3 per cento della spesa si trovano le regioni Veneto, Valle d’Aosta, Sardegna, Marche. In coda, a meno della metà della quota minima, le regioni Campania e Basilicata. Tali dati fotografano una situazione che merita senz’altro una riflessione sulla marginalità che occupano le attività psichiatriche nell’offerta sanitaria nazionale.

A tale proposito, abbiamo presentato un’interrogazione in Parlamento, per chiedere alla Regione Umbria di accelerare i tempi per raggiungere le quote minime di legge, affinché le risorse investite in questo ambito siano realmente sufficienti a far fronte, in maniera omogenea, alle necessità dei cittadini.

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