Conti pubblici, scadenze in autunno, ulteriore austerità. Tutto questo per rimanere nell’Europa di Maastricht

Dalla fine del meeting del G20 in Cina, il ministro Padoan sta tentando, senza successo, di inviare un messaggio rassicurante: l’Italia, nonostante la revisione al ribasso delle proprie stime sul Pil in seguito alla Brexit, manterrà la barra dritta su consolidamento dei conti e crescita. Un messaggio a cui è difficile credere visto che meno Pil significa meno entrate e più disavanzo.

Sono preoccupato sull’andamento dei conti pubblici e l’impatto che il nuovo scenario potrebbe avere sulla prossima manovra economica. Senza contare poi l’instabilità che investe le nostre banche. I margini del governo Renzi per mantenere la promessa di tagliare la pressione fiscale si fanno strettissimi. A settembre il ministro Padoan dovrà affrontare un conto salato. Dovrà trovare almeno 8 miliardi per disinnescare il temuto aumento dell’Iva, altri 4 o 5 miliardi per tamponare il calo del Pil e, per mantenere fede ai vari annunci, dovrà varare una manovra di 20 miliardi.

I prossimi 90 giorni saranno cruciali per le sorti del governo. A settembre ci sarà l’aggiornamento nella nota del Def con le nuove stime di crescita. A metà ottobre sarà presentata la legge di stabilità. A novembre Bruxelles farà una ulteriore verifica sul nostro debito. Vorrà sapere quali tagli alla spesa intendiamo fare, per concederci ulteriore flessibilità di bilancio nel 2017. Sempre in autunno si terrà il referendum costituzionale. E’ bene che il governo abbandoni la pratica degli annunci e adotti velocemente misure concrete. Altrimenti sarà caos ed ulteriore austerità. Tutto questo per rimanere nell’Europa di Maastricht.

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