Commercio estero: i numeri calano

Qualche giorno fa ho commentato il Rapporto sul Commercio estero elaborato dal CREA. Oggi invece, analizziamo l’annuario statistico fatto dall’ICE e dall’ISTAT sul Commercio estero e attività internazionali delle imprese.

La lettura ci fornisce un quadro aggiornato sulla struttura e la dinamica dell’interscambio di merci e servizi, sui flussi di investimenti diretti esteri, nonché sulla struttura e le attività realizzate dai principali “attori” presenti sul territorio nazionale: operatori e imprese esportatrici e importatrici, multinazionali a controllo nazionale ed estero.

Confrontando il 2015 con il 2014 vediamo che il commercio mondiale di beni è in forte caduta e registra un -13,2%. Questo risultato è la sintesi di una espansione dei volumi scambiati (+3,0%) e di una sensibile contrazione dei valori medi unitari (-16,1%). Risulta in diminuzione anche il valore dell’interscambio mondiale di servizi (-6,1%) mentre gli investimenti diretti esteri registrano un aumento sostenuto (+38,0%). Per l’Italia cresce il valore in euro delle merci esportate (+3,8%) e di quelle importate (+3,3%). Queste dinamiche determinano un ulteriore ampliamento dell’avanzo commerciale (3,2 miliardi in più rispetto al 2014) che raggiunge i 45,2 miliardi di euro, il saldo più elevato del decennio 2006-2015. Al netto dei prodotti energetici, l’avanzo sale a quota 78,7 miliardi di euro.

Nello specifico per l’Italia, nel 2015 scende leggermente, da 2,84 a 2,79%, la quota di mercato sulle esportazioni mondiali di merci che è però aumentata in America settentrionale (da 1,62 a 1,75%), in Asia centrale (da 1,09 a 1,12%) e Asia orientale (da 0,91 a 0,92%). Risultano in crescita sia le esportazioni nazionali di servizi (+3,1%) sia le importazioni (+3,5%). I flussi di investimenti diretti all’estero sono invece diminuiti del 31,1% rispetto al 2014.

Germania e Francia sono i principali mercati di sbocco delle vendite di merci, con quote pari, rispettivamente, al 12,3% e al 10,3% delle esportazioni nazionali. Gli Stati Uniti si collocano al terzo posto tra i paesi partner, con una quota dell’8,7%; seguono Regno Unito e Spagna (rispettivamente 5,4% e 4,8%). Tra i principali paesi, i mercati di sbocco più dinamici (incremento della quota sulle esportazioni nazionali superiore a 0,1 punti percentuali rispetto al 2014) sono il Belgio (+0,2 punti percentuali), gli Emirati Arabi Uniti (+0,2 %) e il Canada (+0,1 %).

Tra i gruppi di prodotti manifatturieri in cui l’Italia detiene nel 2015 le maggiori quote sulle esportazioni mondiali di merci si segnalano: materiali da costruzione in terracotta (19,8%); prodotti da forno e farinacei (12,8%); cuoio conciato e lavorato, articoli da viaggio, borse, pelletteria e selleria, pellicce preparate e tinte (12,7%); pietre tagliate, modellate e finite (12,3%); cisterne, serbatoi, radiatori e contenitori in metallo (10,0%); articoli di abbigliamento in pelliccia (9,7%).

L’Italia, rispetto al 2014, ha visto incrementare la quota sulle esportazioni mondiali per i seguenti prodotti: Articoli di abbigliamento in pelliccia (da 8,89% a 9,69%); Piante vive (da 4,92% a 5,52%); Prodotti delle industrie lattiero-casearie (da 4,06% a 4,51%); Prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (da 2,13% a 2,50%); Autoveicoli (da 2,17% a 2,48%). Tra gli altri prodotti con quote in aumento spiccano le Macchine per la formatura dei metalli e altre macchine utensili (da 8,75% a 9,03%) e i Prodotti per l’alimentazione degli animali (da 2,60% a 2,87%

La provenienza territoriale delle vendite sui mercati esteri si conferma fortemente concentrata nelle regioni del Centro-Nord, da cui proviene l’88,5% delle esportazioni nazionali, mentre il Mezzogiorno attiva il 10,2% delle vendite sui mercati internazionali. Nel 2015, la quota della Lombardia sulle esportazioni nazionali è pari al 26,9%, quella del Veneto al 13,9%, quella dell’Emilia-Romagna al 13,4%, mentre la quota del Piemonte è all’11,1%.

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