Cos’è il “benessere animale” ?

Dagli anni 80 ad oggi le politiche ambientali dell’UE includono disposizioni che, oltre a favorire l’armonizzazione del mercato unico, hanno contribuito a migliorare il benessere degli animali allevati tramite l’emanazione di norme che garantiscono la loro protezione. L’interesse verso la protezione degli animali da reddito si è fatto ancor più evidente dal momento in cui la Politica Agricola Comune (PAC), dal 1° gennaio 2007, ha inserito il benessere animale  tra i criteri obbligatori da rispettare nell’ambito della cosiddetta “condizionalità” ai sensi del regolamento (CE) n. 1782/03.

Il riconoscimento degli animali quali esseri senzienti, e quindi portatori di diritto, è uno dei capisaldi della politica dell’Unione Europea. Tale considerazione è contenuta anche nel Trattato comunitario di Lisbona del 12 dicembre 2007 (art. 13), dove si afferma che “L’Unione e gli stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti”. Il quadro generale di azione dell’Unione europea per il benessere degli animali è definito nella Strategia dell’UE per la protezione e il benessere degli animali 2012-2015.

Norme armonizzate a livello di Unione sono attualmente in vigore per numerose specie animali e per varie questioni che influenzano il benessere animale che spaziano dalla protezione di tutti gli animali negli allevamenti agli standard di benessere degli animali da allevamento durante il trasporto e al momento dello stordimento e della macellazione. Direttive specifiche riguardano la protezione di singole categorie animali quali i vitelli, i suini e le galline ovaiole. Oltre agli animali da allevamento, anche gli animali impiegati negli esperimenti di laboratorio e gli animali selvatici ospitati negli zoo sono tutelati dall’esistenza di appositi standard armonizzati a livello di Unione europea. Anche altre organizzazioni internazionali hanno emanato raccomandazioni e linee guida in merito al benessere degli animali, come l’Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE) e il Consiglio d’Europa. L’UE figura tra i firmatari della Convenzione europea sulla protezione degli animali negli allevamenti adottata dal Consiglio d’Europa.

Su questo tema, come è giusto che sia, anche l’atteggiamento dei consumatori è palesemente cambiato. Sono sempre più numerosi infatti, coloro che optano per il consumo di prodotti che provengono da animali allevati con metodi rispettosi delle loro naturali esigenze, come ad esempio da allevamenti all’aperto o biologici. Da qui una normativa particolarmente dettagliata:

  • Decreto legislativo 26 marzo 2001 n. 146 “attuazione della direttiva 98/58/CE relativa alla protezione degli animali in allevamento”;
  • Decreto legislativo 29 luglio 2003, n. 267 “attuazione della direttiva 1999/74/CE e della direttiva 2002/4/CE, per la protezione delle galline ovaiole e la registrazione dei relativi stabilimenti di allevamento;
  • Decreto legislativo 7 luglio 2011, n 126 “attuazione della direttiva 2008/119/CE che stabilisce le norme minime per la protezione dei vitelli”;
  • Decreto legislativo 7 luglio 2011, n 122 “attuazione della direttiva 2008/120/CE che stabilisce le norme minime per la protezione dei suini”;
  • Decreto legislativo 27 settembre 2010, n. 181 “attuazione della direttiva 2007/43/CE che stabilisce norme minime per la protezione dei polli allevati per la produzione di carne” e il Decreto Ministeriale 4 febbraio 2013 “disposizioni attuativa in materia di protezione di polli allevati per la produzione di carne, ai sensi degli articoli 3,4,6, e 8 del decreto legislativo 27 settembre 2010, n 181”.

Infine, il regolamento (CE) n. 882/2004 prevede che gli Stati membri eseguano programmi di controllo e redigano relazioni annuali indicanti i risultati delle ispezioni condotte in diversi settori connessi con la sicurezza alimentare, compreso il benessere degli animali. L’Italia ha adottato un “piano nazionale per il benessere animale” che nasce dall’esigenza di ottemperare alle disposizioni previste dalle norme nazionali e comunitarie e di rendere uniformi le modalità di esecuzione e la programmazione dei controlli, ma deriva anche dalla consapevolezza che è necessario migliorare la formazione dei medici veterinari e degli allevatori relativamente alle tematiche di benessere animale. I Veterinari ufficiali, oltre a garantire attraverso i controlli che gli allevatori osservino le disposizioni vigenti, svolgono un importante compito “formativo” sugli allevatori stessi, fornendo indicazioni relativamente alle esigenze strutturali ed alle corrette pratiche di allevamento. Infatti il medico veterinario è chiamato a far comprendere all’allevatore che la tutela del benessere degli animali, sancito come principio fondamentale della nostra Società, implica l’utilizzazione di tecniche di allevamento che, migliorando le performance produttive, coincidono anche con gli interessi della produzione

Il Ministero della Salute, annualmente, sulla base dei risultati dei controlli dell’anno precedente, in collaborazione con un apposito gruppo di lavoro e con il Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale, effettua una valutazione e una categorizzazione dei rischi, riprogrammando l’attività di controllo fornendo, se necessario, ulteriori strumenti operativi quali check list e linee guida. Tali risultati dell’attività di controllo sono pubblicati in relazioni annuali a cura del Ministero.

Sul portale del Ministero della Salute sono consultabili anche il Piano nazionale integrato 2015 – 2018 e la Relazione annuale al Piano nazionale integrato 2013.

In considerazione del fatto che sia a livello europeo che nazionale non vi sono specifiche normative, o indicazioni per l’allevamento del coniglio da carne, il Ministero della salute ha predisposto delle “linee di indirizzo” non vincolanti (tranne che per quanto ripreso dal d.lgs.146/01) come utile strumento per tutti gli operatori del settore sulle corrette modalità di allevamento del coniglio.

Come si può ben comprendere l’Italia è “avanti” nel “benessere animale”, al quale si abbina il controllo del consumo di farmaci (ricetta elettronica) , l’utilizzo del macello come osservatorio epidemiologico e la biosicurezza al pari dei rischi sanitari ad essa legati risultano sempre di più connessi tra loro rendendo di fatto necessario un approccio integrato. La diffusione di fenomeni come l’antibiotico-resistenza, inoltre ha assunto negli ultimi anni dimensioni drammatiche tali da rendere indispensabile e non procrastinabile una programmazione degli interventi preventivi.

In un quadro così complesso la Direzione della sanità animale e dei farmaci veterinari del Ministero della salute ha lavorato, nell’ultimo quadriennio, ad una serie di innovazioni con l’obiettivo ambizioso di cambiare definitivamente il volto della sanità animale italiana. La sfida del futuro è dunque quella di avviare un processo di implementazione e sviluppo di tali innovazioni. Con l’obiettivo di procedere alla categorizzazione del rischio degli allevamenti in ambito di sanità pubblica veterinaria la Direzione ha voluto fortemente dotarsi di un sistema efficace, denominato ClassyFarm che consente la rilevazione, la raccolta e la elaborazione dei dati relativi alle seguenti aree di valutazione:

  • biosicurezza;
  • benessere animale;
  • parametri sanitari e produttivi;
  • alimentazione animale;
  • consumo di farmaci antimicrobici;
  • lesioni rilevate al macello

Si tratta di uno strumento (volontario) efficace per rafforzare la prevenzione delle malattie animali e la lotta all’antimicrobico resistenza e rendere più efficiente il controllo ufficiale da parte delle Autorità competenti, ma nello stesso tempo offre agli allevatori le condizioni per migliorarsi e tendere all’eccellenza.

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