Piano proteico vegetale. Un necessità per il paese.

Garantire l’approvvigionamento nazionale delle farine vegetali proteiche a costi sostenibili e allo stesso tempo tutelare la nostra biodiversità, l’ambiente, grazie alla riduzione di CO2 e al recupero di terreni marginali, nonché migliorare la struttura e la fertilità dei terreni agricoli e promuovere l’adozione di buone pratiche agronomiche e incrementando il livello di competitività dell’intera filiera foraggero-zootecnica. Sono questi gli obiettivi contenuti nella risoluzione che ho presentato in Commissione Agricoltura insieme ai colleghi.

L’attenzione verso le colture proteiche è andata via via affievolendosi fino ad arrivare ad una situazione, come quella attuale, in cui i terreni dedicati alla coltivazione di leguminose, anche a duplice uso umano e animale, o di foraggere sono drasticamente diminuiti incrementando la nostra dipendenza dall’estero, in particolare dal Sud America o dagli Stati Uniti esponendoci ovviamente al rischio di utilizzare colture geneticamente modificate.

Proprio relativamente a questo aspetto è fondamentale la promozione e l’incentivazione della produzione di proteine vegetali al fine di poter disporre di valide alternative per tutti quei consumatori che,  contrari agli organismi geneticamente modificati preferiscono invece prodotti nazionali garantiti, in modo particolare  tipici e biologici. Inoltre, la reintroduzione di varietà tradizionali migliorate, impatterebbe inoltre positivamente sul sistema economico in quanto anche le industrie mangimistiche troverebbero conveniente utilizzare granella nazionale anziché di importazione.

Tra gli impegni richiesti nel piano proteico cinque stelle c’è l’investimento nella ricerca e nello sviluppo di varietà autoctone più produttive e per l’innovazione di processo e di prodotto, la promozione della costituzione di Gruppi Operativi (anche in Umbria) di cui al Regolamento (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale; l’incentivazione alla meccanizzazione al fine di abbassare i costi colturali; il sostegno alla creazione di una Organizzazione Interprofessionale in modo da coinvolgere tutti i segmenti della filiera, dalla produzione di materia prima in campo a quello del consumo dei prodotti zootecnici derivati, nonché la predisposizione di sistemi di tranciabilità e di gestione allo scopo di garantire la tutela della qualità in tutti i segmenti della filiera foraggiero-zootecnica.

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