Etichettatura, ancora una volta l’Italia è indecisa

Molti non lo sanno, ma a seguito dell’emanazione del decreto legge 83/2012, convertito con modificazioni dalla legge 134/2012, che ha introdotto norme di attuazione della legge 4/2011, recante disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari, la Commissione europea ha avviato la procedura EU Pilot 5938/13/SNCO contestando, di fatto, all’Italia, l’incompatibilità della normativa introdotta nel 2011 con quanto disposto dal diritto comunitario in materia di indicazione dell’origine. Oggetto dei rilievi segnalati da Bruxelles è l’articolo 4 della suddetta legge nella parte in cui dispone che per poter definire “made in Italy” un prodotto è necessaria la sussistenza di due requisiti relativi sia al luogo di coltivazione o allevamento che di trasformazione: la materia prima deve essere coltivata o allevata e trasformata in Italia.

La suddetta prescrizione è in contrasto con la normativa comunitaria, e segnatamente con il Regolamento (UE) n. 450/2008, Codice doganale aggiornato, al quale rimanda, per la definizione di Paese d’origine, il Regolamento (UE) 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, che determina l’origine delle merci alla cui produzione hanno contribuito due o più Paesi esclusivamente in funzione del Paese o territorio in cui esse hanno subito l’ultima trasformazione sostanziale.

A fronte di tale situazione, sono sempre più frequenti le segnalazioni e le contestazioni effettuate dalle Autorità preposte ai controlli su prodotti, specie salumi e formaggi, trasformati da aziende italiane con materia prima totalmente o in parte non nazionale e riportanti, in violazione di quanto disposto dalla legge in parola, simboli dell’Italia e diciture del tipo “ prodotto italiano”.

Per questo abbiamo chiesto al Governo come intendano risolvere il caso Eu pilot citato in questione, evitando l’apertura della procedura di infrazione ed assicurando la corretta applicazione della legge 4/2011 nella parte in cui, al fine di determinare l’origine italiana di un prodotto trasformato, prescrive che la materia prima sia coltivata o allevata in Italia.

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