Rinnovabili facciamolo per bene!

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Al Ministro dell’Ambiente, Al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro per la pubblica amministrazione e semplificazione, per sapere, premesso che:

lo sviluppo e la promozione di fonti di energia rinnovabile sono fondamentali per il futuro del nostro Paese;
l’energia eolica, solare e fotovoltaica dovranno trovare una strada privilegiata nel territorio italiano che, in base alle sue caratteristiche geomorfologiche, si presta allo sviluppo di queste energie naturali, ma mantenendo necessariamente le peculiarità paesaggistiche, naturalistiche, ambientali e culturali; 
molti impianti, infatti, spesso invadono aree protette o di particolare importanza per la produzione agricola o la bellezza del paesaggio; basti pensare alle distese di pannelli solari che occupano centinaia di ettari del nostro territorio agricolo ormai fondamentale per la produzione di cibo, nonché impianti eolici di grandi dimensioni che stanno arrecando danni ambientali non più sopportabili in molte regioni del nostro Paese;

uno dei casi che stanno suscitando maggiore interesse nelle ultime settimane è quello dei due impianti eolici ravvicinati sul Monte Peglia, in vista del Duomo di Orvieto, una delle città simbolo del nostro Paese ; 
si tratta, nel dettaglio, di due impianti eolici alti più di 150 metri dal suolo, tre volte l’altezza del Duomo di Orvieto, costituiti uno da una centrale eolica in località “Poggio della Cavallaccia”, con otto aereogeneratori – tre nel territorio comunale di Parrano (Terni) e cinque in quello San Venanzo (Terni), per una potenza complessiva di 18,4 Megawatt; l’altro da una analoga centrale eolica in località “La Montagna”, nel Comune di San Venanzo (Terni) con dieci aereogeneratori, per una potenza complessiva di 23 Megawatt; […] secondo quanto si legge in un rapporto redatto dalla Facoltà di Agraria dell’Università di Perugia “la cementificazione del Monte Peglia, l’abbattimento di migliaia di alberi, la trasformazione perenne della morfologia del territorio, oltre a un fortissimo impatto ambientale e allo sconvolgimento delle rotte dei numerosi uccelli migratori, porteranno alla alterazione irreversibile delle biocenosi presenti anche all’interno della zona a protezione integrale creando la totale desertificazione del territorio”;[…] in particolare, nell’atto succitato si legge che:

la realizzazione di centrali eoliche è assoggettata al preventivo e vincolante procedimento di valutazione di impatto ambientale (decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i), quindi è privo di senso rilasciare un provvedimento di autorizzazione unica (che – per sua natura – costituisce autorizzazione definitiva alla realizzazione e all’esercizio di un impianto produttivo di energia rinnovabile) in assenza di una procedura di V.I.A. conclusa positivamente;

nel verbale della conferenza di servizi del 17 gennaio 2013 indetta dalla Provincia di Terni, il Rappresentante dell’Unità operativa (U.O.) Beni Ambientali, Piani Comunali e VAS della Provincia di Terni ha espresso parere negativo in quanto “si ritiene che il Progetto dovrà essere sottoposto a procedura di VIA sia per la consistenza dell’impianto sia per la valutazione di altre criticità, evidenziando fin da oggi che, dal punto di vista ambientale il parco eolico, per la sua collocazione in un’area ad alta esposizione panoramica, con una percezione visiva del paesaggio molto alta, rappresenterebbe un forte impatto negativo, pertanto da non attuare in questo territorio”, ai sensi del Piano territoriale di coordinamento provinciale (P.T.C.P.) della Provincia di Terni (deliberazione Consiglio provinciale n. 150 del 14 settembre 2000 e s.m.i.). Analogo parere negativo è stato espresso dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Umbria sulla base anche del parere negativo della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici dell’Umbria per i danni indotti dalle opere ai valori paesaggistici e panoramici dell’intera area;[..]

lo stesso Comune di San Venanzo – analogamente a quanto fatto da altri undici comuni dell’area orvietana, anche non direttamente interessati dal progetto – ha espresso parere negativo, con deliberazione Giunta comunale n. 19 del 23 gennaio 2013;

l’8 aprile 2013, anche il consiglio Provinciale di Terni si è espresso per fermare la realizzazione del parco eolico approvando un ordine del giorno in tal senso;

in data 25.03.2013 una motivata richiesta di nuova riunione della conferenza dei servizi veniva inoltrata alla Provincia di Terni a firma di ben 11 sindaci dei territori interessati dalle istanze e che in data 13.04.2013 una diffida a nome di 22 associazioni ambientaliste e comitati di cittadini veniva anch’essa inoltrata alla Provincia di Terni ed altri enti tra cui al Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione per verificare le regolarità dei procedimenti messi in atto dalla Provincia di Terni in merito alla segnalate questioni di questioni di ricevibilità e procedibilità;[…]

se sia a conoscenza della situazione esposta e se, sulla base delle considerazioni effettuate e delle motivazioni addotte dalle diverse associazioni ambientaliste, nonché da diverse amministrazioni locali, non intenda, nell’ambito delle proprie competenze, verificare la piena correttezza dell’iter procedurale per l’installazione del parco eolico del Monte Peglia;

se non ritenga, in ogni caso, necessario avviare una seria riflessione sull’esigenza di rivedere il quadro normativo e autorizzatorio in tema di impianti eolici per la produzione di energia elettrica, in modo da garantire che la loro installazione non pregiudichi l’ambiente, il paesaggio e la tutela dell’avifauna, nel pieno rispetto dell’articolo 9 della Carta Costituzionale;

se non ritenga il Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione intervenire nei confronti della provincia di Terni in merito alle segnalate questioni di ricevibilità e procedibilità delle istanze motivate nella predetta diffida;

se il Governo non ritenga necessario rivedere il sistema degli incentivi che oggi, per legge, assicurano rendite eccezionali a produttori di alcune energie rinnovabili e sono stati un modo sicuro per favorire la penetrazione del crimine organizzato nei relativi comparti. (vedi da ultimo il caso Nicastri);

se non ritenga opportuno modificare la priorità di dispacciamento e gli obblighi di acquisto da parte del GSE (il gestore dei servizi di energia) anche per l’energia non immessa in rete, al fine di evitare il rischio di creare una categoria di imprenditori irresponsabili, che non devono confrontarsi col rischio d’impresa ma hanno profitti assicurati dallo Stato per 15/20 anni e sottraggono alla competizione del mercato la produzione di energia elettrica rinnovabile.

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