Interrogazione scavo Gualdo Cattaneo

CIPRINI e GALLINELLA. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
nel 1992 il comune di Gualdo Cattaneo (Perugia), concedeva un permesso di scavo alla ditta BE.MA. al fine esclusivo di operare il ripristino ambientale di un sito di cava dismesso già da oltre vent’anni. In considerazione dello scopo, tale permesso era stato rilasciato gratuitamente;
la cava dismessa è stata poi scoperta e ciò comportava immediatamente per i cittadini residenti nelle vicinanze del sito specifiche problematiche connesse all’uso di mine nella cava, al traffico di automezzi e alla diffusione di polveri;
agli interroganti risulta che la riapertura della cava sia stata autorizzata per un periodo di soli 2 anni (non rinnovabili) e finalizzata all’esclusivo riambientamento e ripristino ambientale del sito;
da tali premesse riportate nella convenzione tra il comune e l’azienda citata, emerge con relativa chiarezza che i lavori nella cava consistessero più in una vera e propria riattivazione delle attività di coltivazione che in un ripristino ambientale così come previsto dalla convenzione siglata con il comune;
con nota in data 24 novembre 1994, la Comunità montana dei Monti Martani e del Serano confermava di aver rilasciato la sua obbligatoria «autorizzazione esecutiva» a condizione che il fine ultimo dei lavori fosse «un reale, totale recupero ambientale della zona»;
nel 1995, il comune di Gualdo Cattaneo provvedeva a concludere una seconda convenzione con l’azienda citata (poi divenuta Montepelato subentrante nella convenzione nel 1997 ed infine GMP) finalizzata a far sì che l’attività estrattiva si concludesse con il completo ed efficace riambientamento di tutta la zona interessata ancora rimasto inattuato; si prevedeva, altresì, la quantità massima di materiale estratto pari a ad una cubatura massima, uguale o minore a me 150.000, garantendo, tra le altre cose, un puntuale e regolare smaltimento delle acque;
risulta agli interroganti che il comune, dinanzi alla mancata osservanza delle prescrizioni in oggetto, abbia, comunque, rilasciato alla GMP un terzo permesso di scavo sul Monte Pelato, sempre a titolo di ripristino ambientale;
tale circostanza ha determinato un aggravamento dello stato naturale dei luoghi;
risulta, infatti, che la riapertura della cava dismessa, a seguito dell’abbassamento dell’attuale piazzale di coltivazione della cava con aggravamento del dissesto ambientale, unito alla perdurante diffusione di polveri per la popolazione, oltre a determinare il peggioramento delle attuali condizioni di recupero ambientale dell’intera area, con particolare riferimento al corretto smaltimento delle acque, sta determinando effetti nocivi, anche indiretti, sulla salute umana e per l’ambiente, configurandosi il rischio di un danno ambientale di cui all’articolo 300, comma 2, lettera d)–:
se il Ministro alla luce di eventuali verifiche tecniche effettuate sullo stato di inquinamento delle acque e del suolo e sullo stato di conservazione di ambienti naturali disposte ai sensi dell’articolo 8, comma 2 della legge n.349 del 1986 non ritenga opportuno nel rispetto delle competenze delle regioni e degli enti locali disporre verifiche e controlli da parte del personale appartenente al Comando carabinieri tutela dell’ambiente (CCTA), in relazione all’oggettivo pericolo per la popolazione residente. (Atto 4-00992)

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