Reddito di cittadinanza, il perchè e il come della nostra legge

” Nessuno deve rimanere indietro! Attualmente in Italia sono troppe le persone e le famiglie che dispongono di un reddito che non permette di vivere con dignità. La mancanza di lavoro e di occupazione ne è la causa principale. Bisogna agire sui redditi e sul lavoro. Lo Stato, ma soprattutto i cittadini, non possono restare inermi.”

E’ con queste parole che inizia la relazione che accompagna la nostra proposta di legge, che potete scaricare sull’area DOWNOLAD del blog.

Le tabelle dell’ISTAT fotografano una situazione drammatica. Per il secondo trimestre del 2013 rilevano che sono circa 3 milioni i disoccupati e circa 3 milioni le persone che non cercano impiego ma sono disponibili a lavorare. In ambito pensionistico si rileva che su 7,2 milioni di pensionati, il 17 per cento può contare su un reddito sotto i 500 euro, il 35 per cento ha una pensione tra 500 e 1.000 euro e solo il 2,9 per cento ha una pensione che va oltre i 3.000 euro.

Nel 2013 sono 4 milioni i cittadini italiani che, per sfamarsi, sono costretti a chiedere aiuto, con un aumento del 10 per cento rispetto allo scorso anno e del 4 per cento rispetto al 2010. Le persone che si trovano al di sotto della soglia di povertà relativa sono 9.563.000, pari al 15,8 per cento della popolazione. Nel biennio 2012-2014 la contrazione complessiva dei consumi delle famiglie italiane è stata stimata in circa 60 miliardi di euro, influendo significativamente in modo negativo sulla produzione e sull’occupazione.

Secondo noi l’attuazione di politiche sociali volte al contrasto della povertà e dell’esclusione sociale lo Stato ha finora risposto in modo insufficiente. L’introduzione della carta acquisti non ha costituito e non costituisce un intervento adeguato alla situazione di grave emergenza sociale. A questo si deve anche collegare una generale razionalizzazione dei servizi per l’impiego, attraverso una riforma complessiva delle strutture esistenti, valorizzando e ampliando la centralità delle strutture pubbliche a partire dal ruolo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, evitando le duplicazioni e le sovrapposizioni di funzioni attraverso una chiara ripartizione delle competenze.

Secondo noi, l’obiettivo di uno Stato è quello di perseguire il benessere dei propri cittadini, quindi, in una prima fase, deve porre al centro della bussola politica un reddito minimo garantito per chiunque viva sotto la soglia di povertà relativa. Il reddito di cittadinanza universale e incondizionato è una strategia vincente; come investimento, dati i suoi effetti stabilizzanti, da un punto di vista macroeconomico, si ripaga nel tempo, grazie ai positivi impatti sullo sviluppo umano e sulla produttività, risolvendo anche le temporanea, oramai molto frequenti, «gestioni delle crisi sociali».

Tra l’altro, l’UE ha più volte ribadito di una ridefinizione del modello di benessere collettivo adottato dallo Stato italiano,  con la raccomandazione 92/441/CEE del Consiglio, del 24 giugno 1992, ha esortato gli Stati membri a dotarsi di adeguati  sistemi di protezione sociale, raccomandando agli Stati di riconoscere il diritto basilare di ogni persona di disporre di un’assistenza sociale e di risorse sufficienti per vivere in modo dignitoso e che solo l’Italia, l’Ungheria e la Grecia a tutt’oggi non hanno attuato alcuna forma di reddito minimo uniforme a livello nazionale.

Voglio qui segnalarvi alcuni passaggi chiave. L’articolo 1 sancisce dunque che il reddito di cittadinanza è finalizzato a contrastare la povertà, la diseguaglianza e l’esclusione sociale nonché a favorire la promozione delle condizioni che rendono effettivo il diritto al lavoro e alla formazione, attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale di tutti i soggetti in pericolo di marginalità, nella società e nel mondo del lavoro. L’articolo 3 analizza il reddito di cittadinanza descrivendone la parte principale ossia quella riferita al sostegno al reddito. Il disegno di legge prevede che per tutti i cittadini italiani, europei e gli stranieri provenienti da Paesi che hanno sottoscritto accordi di reciprocità sulla previdenza sociale sia garantito un reddito stabilito in ordine alla composizione del nucleo familiare ed all’indicatore ufficiale di povertà monetaria dell’Unione quantificato per la persona singola nell’anno 2014 in euro 9.360 annui e euro 780 mensili. L’articolo 4 si prefigge l’obiettivo di migliorare sia la domanda sia l’offerta di lavoro, per questo motivo, per i più giovani, ossia per i maggiorenni fino a venticinque anni di età, è stabilito che il possesso di una qualifica professionale o di un diploma di scuola media di secondo grado o in alternativa la frequenza di un corrispondente corso di studi o formazione sia requisito necessario e fondamentale per accedere al reddito di cittadinanza. Nello specifico viene sancito che la persona che si stacca dal nucleo familiare per motivi di studio, riceverà il reddito di cittadinanza solo se la famiglia di provenienza è in possesso dei requisiti reddituali per l’accesso ai benefici del disegno di legge. All’articolo 5 si chiarisce che sarà l’Agenzia delle entrate e l’Istituto nazionale della previdenza sociale avranno funzioni di controllo e verranno interrogati dai centri per l’impiego per valutare la veridicità delle dichiarazioni dei richiedenti per ciò che concerne i redditi. L‘articolo 9 chiarisce gli obblighi del beneficiario che in età non pensionabile, è tenuto a iscriversi ai centri per l’impiego, a dare la propria disponibilità al lavoro, a intraprende percorsi di inserimento e ad accettare anche impegni a servizio della comunità. L’articolo 10 evidenzia i compiti dei centri dell’impiego. All’articolo 12 ci sono le cause di decadenza, come colui che rifiuta per tre volte le offerte di lavoro proposte. L’articolo 15 si focalizza sulle persone “senzatetto” o “fissa dimora”. All’articolo 20 vengono elencate le coperture valutate nel limite massimo di 16.961 milioni di euro per l’anno 2015 e di 16.113 milioni di euro a decorrere dall’anno 2016. Nel dettaglio:

RISPARMIO DI SPESE ATTUALI MEDIANTE ACQUISTO CENTRALIZZATO CONSIP
Tagli alle spese delle PA mediante la centralizzazione degli acquisti. Ogni oggetto acquistato dalla Pubblica amministrazione dovrà avere lo stesso prezzo da Aosta a Bari e da Udine a Palermo
€ 5.000.000.000

TAGLI SPESE MILITARI
Tagli alle spese militari relativi ad investimenti pluriennali per sistemi d’arma. Con questo taglio si destinano al reddito di cittadinanza le risorse prima destinate all’acquisto degli F35
€ 2.500.000.000

CANONI RICERCA SUGLI IDROCARBURI
Aumento canoni per attività di ricerca e contivazione idrocarduri in Italia. In questo modo scegliamo di finanziare una parte del reddito di cittadinanza con l’aumento di quanto debbono pagare le multinazionali per la ricerca di gas e petrolio
€ 2.500.000.000

RIDUZIONE DELLA PERCENTUALE DI DEDUCIBILITA’ DEGLI INTERESSI PASSIVI PER BANCHE ED ASSICURAZIONI
Aumento di entrate a carico dei bilancio di banche ed assicurazioni
€ 900.000.000

AUTO AZIENDE OSPEDALIERE
Eliminazione delle auto blu delle aziende ospedaliere non strettamente indispensabili ai servizi sanitari
€ 800.000.000

RIDUZIONE PENSIONI D’ORO
Contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro con aliquote progressive in base all’entità della pensione. Si richiede un contributo progressivo sulle pensioni più alte
€ 700.000.000

AUMENTO DELL’ALIQUOTA DEL PREU (Prelievo Erariale Unico)
Tassazione gioco d’azzardo per una aliquota a carico dei concessionari dei giochi. Si aumentano le tasse sul gioco d’azzardo
€ 600.000.000

8 PER MILLE IRPEF NON DESTINATO
Acquisizione al Fondo per il reddito di cittadinanza della quota dell’8 per mille delle dichiarazioni IRPEF non destinato dai contribuenti. Il vincolo di destinazione può essere limitato alla sola parte dell’8 per mille non optato destinata allo Stato. Ogni cittadino potrà quindi contribuire al reddito di cittadinanza: non destinando l’8 per mille nella dichiarazione dei redditi
€ 600.000.000

SOPPRESSIONE ENTI INUTILI
Soppressione di tutti gli enti pubblici non economici. Va altresì prevista una serie di deroghe come nel caso delle federazioni sportive e degli enti operanti nel settore della cultura
€ 400.000.000

TAGLIO CONSULENZE PA
Taglio alle spese sostenute dalle PA per consulenze.
€ 300.000.000

ABOLIZIONE FONDI SOCIAL CARD
La social card verrebbe sostituita in pieno dal reddito di cittadinanza. E’ per questo che possiamo superarla.
€ 299.000.000

CONCESSIONI AUTOSTRADALI
Si propone l’aumento della percentuale del canone annuo a carico concessionari autostradali al netto di qualsiasi aumento dei pedaggi
€ 140.000.000

TAGLI AUTO BLU
Riduzione del montante complessivo delle spese sostenute dalle PA per un montante complessivo non inferiore a 100 milioni di euro annui. Si stabilisce una ulteriore riduzione delle auto blu al fine di prevedere un risparmio non inferiore a 100.000.000 di euro annui
€ 100.000.000

RIDUZIONE AFFITTI PA
Tagli alle spese delle PA per affitti di immobili. Si stabilisce di razionalizzare l’utilizzo degli immobili di proprietà pubblica al fine di ridurre di almeno 100 milioni pubblica per locazioni
€ 100.000.000

IMU CHIESA
Eliminazione esenzione del pagamento dell’IMU, della TASI e della TARES sugli immobili di proprietà della Chiesa con esclusione dei luoghi di culto. La Chiesa pagherà le tasse sugli immobili, tranne che per quelli destinati al culto
€ 100.000.000

TAGLI ORGANI COSTITUZIONALI
Taglio della dotazione degli organi costituzionali ad esempio la presidenza della repubblica, il governo, il parlamento e la corte costituzionale
€ 62.000.000

RIDUZIONE DELLE INDENNITA’ PARLAMENTARI
Riduzione dell’importo dell’indennità dei parlamentari in misura non superiore a 5.000 euro lordi.
€ 60.000.000

EDITORIA
Estinzione del fondo straordinario sostegno all’editoria su cui ci sono, nel 2015, circa 28 milioni di euro. Eliminazione di ogni contributo pubblico all’editoria
€ 51.000.000

TAGLIO FINANZIAMENTI PARTITI
Taglio del finanziamento pubblico ai partiti che i Governi Letta-Renzi hanno fatto finta di tagliare
€ 45.000.000

DIVIETO CUMULO PENSIONI
Non è quantificabile il gettito, stimato in qualche decina di milioni di euro. Divieto comunque di percepire più di una pensione
€ 40.000.000

ELIMINAZIONE CONTRIBUTI STATALI PER LE INTERCETTAZIONI
Eliminazione della tassa che lo Stato deve pagare alle compagnie telefoniche per effettuare intercettazioni con finalità investigative
€ 5.000.000

 

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